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Sempre caro mi fu quell’ermo colle: la Recanati di Leopardi
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Sempre caro mi fu quell’ermo colle: la Recanati di Leopardi

Il monte che, con il suo paesaggio ed i suoi canti, fatti di stormir di fronde e di cinguettii di uccelli, “annega i pensieri” di uno dei poeti più amati della letteratura italiana, è il Monte Tabor. Il colle di Recanati.
Non si può pensare a questa piccola cittadina dell’entroterra marchigiano senza evocare le meravigliose parole di Giacomo Leopardi. Poeta che, in Recanati, ebbe i natali nel 1798. Uno dei maggiori esponenti della letteratura italiana, che ha vinto il tempo con le sue liriche e la sua sensibilità artistica.
La piazza de “Il sabato del Villaggio”, dove si affaccia l’abitazione del Leopardi. Il Palazzo, ristrutturato intorno la metà del XVIII secolo, ospita la Biblioteca di oltre 20.000 volumi, voluta dal padre Monaldo, dedicata “filiis, amicis, civibus”. Si possono ammirare, all’interno dell’edificio, alcune sale arredate con mobili d’epoca e dalle meravigliose decorazioni d’architettura. La visita museale permette di osservare la scrivania del poeta, accanto alla finestra che guarda la piccola piazza ed i tetti di Recanati.
Il Monte Tabor, nel cui parco è stata istituito il Centro Mondiale della Poesia e della Cultura, sede di convegni, seminari e varie manifestazioni culturali.
In onore del grande Poeta è stato istituito Il Centro Nazionale di Studi Leopardiani, del 1937.
La Torre del Passero Solitario, della chiesa di Sant’Agostino, complesso conventuale risalente al XII secolo, ricca, essa stessa, di storia da contemplare. Varie opere del Pomarancio, del Fanelli e del Damiani sono esposte qui; il portale in pietra d’Istria su disegno di Giuliano da Maiano.
La passione per l’arte e la cultura, in questa piccola cittadina delle Marche troverà altri spunti di meraviglia: la Chiesa di San Vito, che ospita una tela del Pomarancio, la Cattedrale di San Flaviano con sarcofagi del XV secolo, inclusa quella di Papa Gregorio XII, il Teatro Persiani, sempre voluto da Monaldo Leopardi, che ospitò Beniamino Gigli, il Museo Diocesano nel Vecchio Episcopio con le suggestive carceri pontificie, con numerose pitture, sculture ed arredi sacri da poter ammirare.

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